Esempi virtuosi di aziende manifatturiere toscane che da anni hanno abbracciato un modello di sviluppo completamente sostenibile.


Raffaella Pinori, componente del Consiglio generale di Confindustria Toscana Nord, sezione Sistema moda, porta un esempio di buona pratica rappresentativo del distretto tessile di Prato, parlando della sua azienda impegnata nella produzione di filati per maglieria e specializzata nel riciclo e nel recupero dei jeans. Una testimonianza che ci dà uno spaccato di come l’innovazione aziendale vada di pari passo con la sensibilità del consumatore, tant’è che le aziende sono chiamate, sempre di più, a inserire prodotti in linea con il concetto di riciclo e di sostenibilità.

Ulteriore testimonianza dell’avanguardia dei distretti toscani ci viene raccontata da Luigi N’Guessan, Dirigente del Consorzio Conciatori di Ponte Egola e da Tiziano Pieretti, Presidente della sezione Carta e cartotecnica di Confindustria Toscana Nord; I distretti del cartario di Lucca, proprio per la natura delle attività conciarie, hanno a che vedere con una dimensione impattante sull’ambiente, soprattutto per quanto riguarda la matrice acqua. E in questo senso, si può affermare con orgoglio che le aziende hanno provveduto alla depurazione delle acque reflue industriali attraverso la costruzione di due grandi depuratori, dove, al giorno d’oggi, vengono convogliate e depurate anche le acque reflue civili. Questa è la riprova di una grande partecipazione delle aziende del settore che, riconoscendo il loro ruolo di circolarità, si occupano di due impianti misti di depurazione sia civile, sia industriale, mettendosi al servizio delle istituzioni e non portano avanti solo ed esclusivamente i propri interessi.

Altro distretto industriale in linea con i concetti della sostenibilità è Il Conciario di Santa Croce sull’Arno rappresentato da Aldo Gliozzi, Direttore Associazione Conciatori distretto di Santa Croce, e da Luigi N’Guessan, Dirigente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola. Le materie prime utilizzate dalle circa 200 aziende rappresentate dalle associazioni, infatti, sono sottoprodotti di origine animale, classificate come scarto dell’industria della macellazione. Nell’ottica dell’economia circolare, le attività conciarie recuperano un sottoprodotto che viene lavorato, valorizzato e reimmesso nel mercato mentre la gestione del recupero dei sottoprodotti viene assegnata a società private con una partecipazione pubblica, di modo che i processi siano controllati direttamente dalle amministrazioni comunali locali, ragion per cui si ha la totale certezza delle modalità con cui vengono portati avanti i suddetti processi.

Durante la diretta streaming si è parlato anche di come la formazione e il rapporto con i centri di ricerca, le scuole e le università, sia fondamentale al fine di modellare uno sviluppo territoriale coeso. Il concetto di economia circolare non è un sapere astratto, ma un concetto prima di tutto culturale che deve essere tramandato ai giovani di oggi; quegli stessi giovani che un domani si prenderanno cura del nostro territorio.

Articolo scritto da Francesca Sanfilippo (CNR).