Il Manifesto di #RecòFestival2020


«Il tipico fare senza progetto è il GIOCO, il tipico progettare senza fare è l’UTOPIA. L’utopia è concreta solo nel contesto di un’azione efficace […].
La progettazione implica la proiezione concreta»

(Tomas Maldonado, La speranza progettuale, 1970)

Certamente Prato è oggi al centro di una progettazione concreta che, attraverso il sistema industriale della Moda, coinvolge tutti gli ambiti della produzione, riconoscendo a un orizzonte più universale un ruolo fondamentale, rispetto al proprio territorio, in modo tale che la specificità di un luogo diventi parte di un modello di sviluppo più generale. Ecco allora, accanto a Prato, Santa Croce e Lucca, non tanto per una vicinanza geografica, quanto come protagoniste insostituibili, nel solco delle proprie specifiche identità, di un processo di trasformazione progettuale e industriale, capace di mettere a registro filiere, complementari ma anche diverse, tenute comunque insieme da una concretezza del fare che trova nell’ACQUA un elemento di declinazione non solo simbolica: in tutte e tre i territori sono presenti impianti di depurazione molto avanzati. […]

La reciprocità progettuale, perché ciascuno di noi è contemporaneamente produttore e consumatore, è la vera protagonista di questo Festival.

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Aldo Colonetti


Filosofo (ha studiato con Enzo Paci e Gillo Dorfles), storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura. Dal 1985 al 2013 è stato direttore scientifico dello IED (Istituto Europeo Design); dal 1991 al 2014, direttore della rivista Ottagono. Ha fatto parte del Comitato scientifico Triennale di Milano, del Comitato Presidenza ADI, del Consiglio Nazionale del Design. È membro del CDA della Fondazione Ragghianti, Lucca e della Fondazione Henraux. Nel 2000 ha ricevuto, per meriti culturali, il titolo di Member of British Empire dalla Regina Elisabetta. Autore di saggi, ha curato mostre in Italia e all’estero.