Nicola Armaroli e Domenico Sturabotti protagonisti di un panel dedicato alla mobilità elettrica, grandissimo alleato dell’economia circolare.


Nel corso della conferenza digitale dello scorso 6 novembre, sono intervenuti Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Direttore della rivista scientifica Sapere, nonché membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze e Domenico Sturabotti, architetto paesaggista, prima ricercatore e ora direttore della Fondazione Symbola per parlarci della mobilità elettrica in Italia. Il mercato della mobilità elettrica, infatti, è in forte crescita, “basti pensare che nell’ultimo trimestre del 2020, solo in Europa, c’è stato un incremento del 368% nelle vendite dei veicoli elettrici” sottolinea il dott. Domenico Sturabotti.
La diffusione dei veicoli elettrici è stata supportata da una serie di accorgimenti (maggiori incentivi statali, aumento del numero di colonnine, aumento della durata delle batterie, riduzione dei costi delle batterie) cui si accompagna la riduzione dei prezzi delle auto elettriche che attualmente presentano prezzi che si attestano attorno al 30-35% in più rispetto alle auto con motore termico.
“Spese che vengono ammortizzate nel tempo”, aggiunge il dott. Armaroli, sottolineando come l’auto a combustione interna sprechi l’80% dell’energia che gli viene fornita con un’efficienza del 20% e come invece l’auto elettrica, faccia esattamente l’opposto per cui, tolte le spese iniziali, si avrebbe un risparmio notevole.

In generale, infatti, se noi tutti utilizzassimo l’auto elettrica, l’aumento del consumo sfiorerebbe a malapena il 10% con un guadagno dell’energia primaria dell’80% del suo potenziale, mentre solo il 20% di energia verrebbe sprecato. Sprecato e non disperso, perché il motore elettrico è un sistema chiuso, per cui non si avrebbe dispersione di Co2 in atmosfera.

Durante il dibattito inoltre viene sottolineato come le batterie, composte da circa 100 Kg di materia prima (10 kg di litio, 8 kg di cobalto, 30 kg di nichel /48 kg di grafite) possono essere riutilizzate. Il valore di carica delle batterie raggiunge una soglia massima dell’80%, ed è proprio questo fattore che ne determina un ulteriore utilizzo; le batterie ricondizionate, infatti, rappresentano un sistema ottimale per l’effettuazione del backup di impianti rinnovabili. Ipotizzando la fine vita della batteria stessa, quest’ultima può comunque essere riciclata e riutilizzata, e il recupero avverrebbe attraverso una serie di step che, seppur complicati, ci darebbero la possibilità di estrarre i componenti primari da utilizzare di nuovo nel ciclo produttivo industriale.

Parlando di veicoli elettrici, ovviamente, non si può non parlare della realtà italiana, dato che 90 miliardi del valore della filiera sono legati ad aziende italiane, (soprattutto nel comparto della componentistica) a riprova del fatto che la filiera del “Made in Italy” rappresenta ancora uno dei punti di forza di questo settore.

Il comparto industriale automobilistico italiano, si posiziona in prima linea nell’adozione delle soluzioni legate al concetto di economia circolare, sfiorando addirittura l’eccellenza. Non a caso, la multinazionale Dyson, ha scelto proprio l’Italia per produrre la sua prima macchina elettrica, a riprova del fatto che le case automobilistiche italiane stanno facendo dei grandi passi avanti nel mondo della mobilità sostenibile. Il dibattito si conclude con un augurio legato all’adozione di un sistema della mobilità che non riguardi solo le auto ma che si estenda a tutto il comparto dei trasporti nel pieno rispetto della circolarità economica.

Articolo scritto da Francesca Sanfilippo (CNR)