Può sembrare difficile da capire ma a spiegarci come e perché la sostenibilità alimentare sia un atto politico, intervengono alla conferenza digitale di #RecòFestival2020: Fabio Picchi e Daiana Cecconi, due grandi artisti del mondo culinario.


Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo allontanamento da modelli alimentari sostenibili, in favore di modelli ricchi di proteine di origine animali, alimenti trasformati con alte percentuali di zuccheri, sale, grassi o poveri di fibre. Soluzioni alimentari che ci possono esporre, sul lungo periodo, a malattie o problematiche di salute anche molto costose. Difatti Il cibo spazzatura ha enormi effetti negativi sulla nostra salute: si tratta di grassi e zuccheri trasformati per assumere un gusto e un aspetto appetibile ma con conseguenze nefaste sia per l’ambiente, sia per la nostra salute. Attualmente infatti, ci spiegano i due grandi chef, la maggior parte del fabbisogno energetico è soddisfatto utilizzando fonti non rinnovabili ed è così anche per l’industria alimentare. La produzione di cibo prevede grandi quantitativi di energia, con altrettante emissioni di CO2. L’energia richiesta per la produzione di “cibi spazzatura” è molto più elevata rispetto a quella richiesta dalla produzione meno elaborata di prodotti più salubri.

Al giorno d’oggi i consumatori hanno a disposizione un numero sempre più crescente di informazioni relative all’impatto (sull’ambiente in generale, e sul clima in particolare) delle scelte personali di consumo. La produzione di cibo è l’attività dell’uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico (31%), superando il riscaldamento degli edifici (23,6%) e i mezzi di trasporto (18,5%). E proprio i cambiamenti climatici, infatti, si stanno affermando come uno dei principali fattori di rischio per le nostre vite. Si può affermare quindi che l’impatto dei singoli individui è dovuto principalmente a tre fattori e tra questi, il cibo rappresenta il più importante. I due chef sottolineano inoltre come il cibo si trovi sul più alto livello di scelta personale, poiché dipende, esclusivamente, dalla decisione del singolo consumatore. Molti studi scientifici hanno contribuito a determinare un crescente interesse della comunità sull’influenza che il consumo di cibo può avere sull’ambiente, in relazione al quale, oggi possiamo affermare che scegliere diete sostenibili, oltre a ridurre l’impatto sull’ambiente, può incidere positivamente sulla nostra longevità. Insomma, mangiare sano è un affare per tutti. Fa bene alle economie locali, soprattutto quando si prediligono prodotti a km zero e di coltivazione locale, fa bene alla nostra salute, e in più ci fa rispettare l’ambiente, che d’altronde, è il luogo in cui viviamo.

A mettere a rischio le nostre vite, però, in un contesto di profonde modificazioni climatiche, non è soltanto il modo in cui consumiamo il cibo ma anche il modo in cui lo produciamo. Nel mirino infatti c’è l’intera filiera di produzione agroalimentare. In questo senso i due grandi chef ci invitano a porre l’attenzione anche e soprattutto sull’intero ciclo di produzione dell’alimento che finisce nel nostro piatto.

Sia Fabio sia Daiana infine invitano noi tutti a riscoprire il valore del cibo attraverso un ritorno al passato, dove le tradizioni, legate al mondo culinario, ne esaltavano il sapore, al fine di riscoprire la sacralità insita nell’atto del mangiare. L’ obiettivo non è altro che restituire dignità al cibo, apprezzandone e rispettandone i tempi, e non solo il gusto, sottraendolo alla grande catena industriale in cui il cibo perde di valore oltre che di sapore.

Articolo scritto da Francesca Sanfilippo (CNR)